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“Io Non Vivo”. Presentazione del libro di Marco Amore a Frasso Telesino

Quando in piccoli paesi come i nostri viene scritto un libro fa sempre molto piacere; quando in piccoli paesi come i nostri a scrivere un libro è un ragazzo di 19 anni è una cosa meravigliosa.
Il 29 maggio 2010 alle ore 18,00 presso il Comune di Frasso Telesino sarà presentata l’opera “IO NON VIVO” romanzo d’esordio di Marco Amore.
Marco Amore nasce a Benevento il 9 maggio 1991 da Angelo Amore e Rosa Gallo.
Dopo aver vissuto fino alla tenera età di otto anni a Frasso Telesino (BN), si trasferisce a Rotondi (AV) dove prosegue gli studi all’istituto G. Pascoli e, successivamente, nello stesso riceve la licenza media. Durante il soggiorno a Rotondi si recherà più spesso a Frasso a cui rimarrà sempre legato, fino a ritrasferircisi con la famiglia all’età di quattordici anni. Attualmente è studente del Liceo Classico P. Giannone di Benevento.
All’età di sedici anni intraprende la stesura di “IO NON VIVO” (suo romanzo d’esordio) e dà vita ai grotteschi personaggi di quella da lui stesso definita una tragedia di genere fantasy che ricalca, con grande innovazione, i valori fondamentali di quella che è la tragedia classica Greca.
Attualmente, intervallandola con la scrittura di racconti, si dedica alla stesura del testo “L’AMORE HA IL SAPORE DEL SANGUE”: secondo capitolo della saga Angeli della notte di cui “ IO NON VIVO” è solo il principio.Il libro inizia vedendo come protagonista della scena lo stesso narratore, che si scopre a vivere un incubo alquanto grottesco. Ritrovandosi in un abitazione oscura, spinto da una voce penetrante e sgradevole, segue un bagliore luminoso proveniente dall’alto, salendo una rampa di scale. Man mano che avanza, i peccati commessi nella vita gli affollano la mente e lui nota che ad ogni passo i suoi anni, nelle tremende visioni, aumento così come le sue colpe. Infine si ritrova, oltrepassando una botola, in una vecchia soffitta polverosa. Un puzzo di morte gli invade le narici e riesce a scorgere il corpo in decomposizione di una donna, per metà sbranato dalle tenebre. Mentre inorridisce all’agghiacciante visione, il corpo prende a muoversi trascinato da un’entità che lui definirà “l’ombra”. Questa è una sagoma umana, completamente inabissata in quello stato di tenebra che primeggia metà della soffitta, che lo invita a sedersi poiché afferma di dover narrare, a lui e agli altri presenti, una storia di enorme importanza che il mondo ha il diritto di conoscere. A quel punto, dopo aver tentato una fuga a causa del profondo terrore che gli soggioga lo spirito, non riuscendo più a trovare la botola che a primo acchito sembra scomparsa, con la rassegnazione nell’animo, il narratore si siede e si accorge di non essere solo. Insieme a lui, accomodati poco più distanti, ci sono altri due uomini. Egli afferma di conoscerli a causa della loro fama nel mondo della letteratura, ma non si prodiga nella spiegazione di chi fossero. L’ombra prende a raccontare la storia e sostiene che non serve prendere appunti poiché imprimerà ogni singola parola nelle menti dei presenti facendo in modo che non le possano più dimenticare. Da qui il narratore afferma che la storia che segue questo passo è frutto del racconto dell’ombra e quindi non un’invenzione della sua mente; allora augura una buona lettura….


21/05/2010


corriere del sannio.it


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